giornata mondiale contro la violenza sulle donne
Foto: Vimeo

La Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne viene istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1999. Sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema è quanto mai necessario: il numero di femminicidi è ancora troppo elevato.

Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne: la scelta della data

Questa particolare giornata di sensibilizzazione contro soprusi e omicidi in cui le vittime sono di sesso femminile ricorre ogni anno il 25 novembre. Ma come nasce la scelta della data? La decisione è stata presa dall’assemblea delle Nazioni Unite, fautrice dell’iniziativa.

Proprio in questa giornata nel 1960 vennero uccise a Santo Domingo le sorelle Mirabal, due donne che hanno perso la vita per il loro comportamento contrario alla dittatura del regime di Rafael Leónidas Trujillo. La data è stata poi ripresa anche dall’Onu quando ha approvato la risoluzione 54/134 del 17 dicembre del 1999.

Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne: il simbolo delle scarpe rosse

Ormai da qualche anno, soprattutto in Italia, c’è un simbolo considerato l’emblema di chi si vuole schierare contro la violenza di cui sono spesso vittima le donne: le scarpe rosse. Ogni 25 novembre sono tante le località che scelgono un punto preciso del luogo proprio per schierare diverse calzature di questo colore.

L’idea iniziale è venuta inizialmente a un’artista di origine messicana Elina Chauvet, che aveva realizzato un’opera intitolata proprioZapatos Rojas, ovvero “Scarpe Rosse”.

Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne: il fenomeno “femminicidio”

A dimostrazione di quanto sia importante celebrare una giornata contro la violenza femminile ci sono i numeri. Il problema, infatti, è quanto mai attuale. Nella maggior parte dei casi i soprusi si verificano all’interno delle mura domestiche. L’aguzzino è spessp il marito o fidanzato, che si giustifica sottolineando di comportarsi in questo modo solo per “amore”.

Dire addio a un rapporto importante spesso si trasforma quasi in una condanna a morte per la vittima. L’uomo, infatti, fatica ad accettare di dover rinunciare alla persona che ha avuto al suo fianco per diversi anni e finisce per trasformare la realtà della donna in un “incubo”.

Un rapporto realizzato da Action Aid mette inoltre in evidenza come l’indipendenza economica raggiunga con fatica dalle appartenenti al sesso femminile sia quasi un fattore decisivo. L’82,5% delle donne che si sono rivolte ai Centri Antiviolenza hanno un basso livello di indipendenza economica, contro il 17,5% che è economicamente indipendente. Il 40,9% delle donne che ha subito violenza lavora, mentre il 59,1% non ha un’occupazione. Il 73,7% ha figli a carico e solo il 13,3% vive in una casa propria, contro il 14,8% che ne condivide la proprietà con il marito/partner. Il 53% delle donne ha subito qualche forma di violenza economica, in particolare, il 22,6% dichiara di non avere accesso al reddito familiare, il 19,1% non può usare i suoi soldi liberamente, mentre il 17,6% afferma che le sue spese sono controllate dal partner. Il 16,9% non conosce nemmeno l’entità del reddito familiare. Addirittuea il 10,8% non può lavorare o trovare un impiego.

Riuscire a sentirsi più libere dal proprio uomo può quindi aiutare le vittime a chiedere aiuto prima che sia troppo tardi.