“Vivi lascia vivere ma soprattutto… nun te fa pijà per culo”. Sicuramente con la sua verve e forte ironia Gigi Proietti si può ritenere uno dei padri fondatori dell’arte comica contemporanea romana, tra le più apprezzate nel panorama italiano. Nato il 2 novembre 1940 a Roma, esordisce dinnanzi alle platee come cantante in bar all’aperto e night club, ma sin da ragazzo segue lezioni sulla mimica tenute, all’interno del Centro Universitario Teatrale, da Giancarlo Cobelli, il primo a scritturarlo per “Can Can degli italiani”, moderna rappresentazione dell’aforisma di Ennio Flaiano “Oh come è bello sentirsi…”.

SOTTO IL SEGNO DI MODUGNO – Primi segni di una popolarità imponente li ottiene nel 1970, quando viene chiamato per sostituire Domenico Modugno nella commedia musicale “Alleluja brava gente”, al fianco dell’icona Renato Rascel. Cimentatosi sul grande schermo nel drammatico “Le farò da padre” (di Alberto Lattuada), esibisce la propria poliedricità come attore radiofonico in “Grande varietà” e nel one-man-show “A me gli occhi, please”, dove ha la possibilità di provare la sua natura di artista a tutto tondo.

VIA ALLE NUOVE GENERAZIONI – Un tour nei maggiori palcoscenici dell’intera Nazione talmente amato che raggiunge le oltre 300 date, mentre si presta come doppiatore per cartoni e grandi star americane, del calibro di Marlon Brando, Roberto De Niro e Sylvester Stallone (memorabile il suo “Adriana!” in Rocky). Prestato servizio nella brillante commedia “Febbre da cavallo” (di Steno), nel 1978 diventa, insieme a Sandro Merli, direttore artistico del Teatro Brancaccia di Roma, al cui interno dà vita al Laboratorio di Esercitazioni Sceniche per i giovani talenti, insieme ai quali porta in scena diversi spettacoli particolarmente apprezzati.

L’IMBATTIBILE MARESCIALLO ROCCA – Gli anni ’80 lo vedono conduttore di numerosi varietà (un esempio illustre è “Fantastico 4”), mentre nei ’90 si diletta come regista di “Villa Arzilla”, divertente sitcom sulle traversie di un gruppo di pensionati in una casa di riposo, e da protagonista di “Il maresciallo Rocca”, un successo strepitoso (oltre dieci i milioni di telespettatori) che impone la continuazione sino a cinque stagioni. Nel biennio 2004-2005 porta in scena da solista “Serata d’Onore” (premiato col Riccio d’Argento) e, da regista, “Quella del piano di sopra”, senza dimenticare “La Presidentessa”, moderno remake del classico di Hennequin e Veber, accanto a Sabrina Ferilli e Maurizio Micheli. Il ritorno in tv lo compie con le serie “Preferisco il Paradiso” e “L’ultimo papa re”, al solito grandi successi per un mito che non conosce declino.

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