Francois Truffaut
Francois Truffaut

“Gli amanti del cinema sono persone malate”. A volte basta una semplice frase per intuire la forte personalità di un uomo e François Truffaut ne è dimostrazione. Nato a Parigi il 6 febbraio 1932 dall’allora diciottenne Janine e un uomo che non è il marito Roland, un architetto-decoratore che lo riconosce comunque come figlio suo, trascorre l’infanzia con sua nonna. E’ proprio quest’ultima a trasmettergli una forte passione per la lettura, non corrisposta però da felici esperienze scolastiche, complice un forte spirito di ribellione.

Bocciato in più occasioni, trova occupazione come magazziniere, salvo perdere poi lavoro e con i soldi della liquidazione aprire il club di cinema (suo grande amore dopo aver visionato Paradiso perduto di Abel Gance) “Cercle Cinemane”, in concorrenza a quello di André Bazin, determinato a motivarlo come critico cinematografico per i “Cahiers du cinéma”. Scottato da una delusione amorosa, sceglie di arruolarsi al corpo militare, salvo poi non ripresentarsi in caserma nel 1951, dopo un periodo di licenza.

Come punizione viene imprigionato a Dupleix, da cui evade e, ritenuto un disertore, viene soccorso da Bazin. Dopo essere stato rinchiuso nel manicomio tedesco di Andernach, dove viene rimandato, torna finalmente a un’esistenza più moderata e, scritto il cortometraggio Une visite, nel 1956 viene assunto come assistente alla regia di Roberto Rossellini per tre opere tuttavia non concluse.

L’esperienza gli permette di allargare le prospettive cinematografiche, fino a quel momento limitate all’America e a Hitchcock. Fondata la società di produzione Les Films du Carrosse (1959) si concretizza il primo successo con I Quattrocento colpi, film che gli permette di dare vita a un alter ego, Antoine Doinel, utilizzato come protagonista pure in lavori futuri. L’opera funge da autentico apripista del movimento della Nouvelle Vague e gli dona fama internazionale.

La carriera di cineasta continua con Effetto notte, riconosciuto nel 1974 quale miglior film straniero durante la notte degli Oscar (inserito poi da Time tra i cento migliori film di ogni tempo), L’uomo che amava le donne (manifesto della sua vita da seduttore) e “L’ultimo metro”, con Gerard Depardieu e Catherine Deneuve. Capolavori che lo conducono nell’olimpo dei grandi, prima del 21 ottobre 1984, quando non riesce a vincere la battaglia contro un tumore al cervello.