Nella società odierna sono stati compiuti decisi passi in avanti verso l’emancipazione, ma la festa della donna serve sempre a ricordare le difficoltà incontrare per ottenere maggior tutela nei diritti e indicare il lungo cammino che va ancora compiuto se l’obiettivo è realizzare la parità tra i sessi.

FALSE CREDENZE – Secondo la leggenda più popolare le origini risalgono all’incendio della fabbrica Cotton a New York l’8 marzo del 1908, tragedia in realtà non avvenuta. Il rogo della filanda in cui muoiono decine di operaie avviene infatti il 15 marzo. Da confutare pure l’ipotesi che l’evento sia capitato a Boston nel 1898 o Chicago. Altrettanto confusa l’origine. Come attestano i documenti, non l’ha istituita l’attivista Clara Zetkin nella conferenza dell’Internazionale socialista 1910 a Copenaghen.

TAPPE DECISIVE – Vere promotrici della ricorrenza sono piuttosto le socialiste americane, decise a chiedere nel maggio 1908 il diritto di voto. Il primo “vero” 8 marzo risale al 1914 in Germania coi socialisti tedeschi sostenitori della “settimana rossa” e decisi ad aprirla secondo la questione riguardante il suffragio femminile. L’ufficialità dell’8 marzo risale comunque al 1917, nel quale alcune ribelli, appartenenti al movimento dei bolscevichi, scendono in strada per chiedere pane ai loro figli e il ritorno dei mariti dalle trincee. Un corto talmente partecipato contro cui le forze di sicurezza dello zar scelgono di non intervenire né prendere le misure abituali repressive. Su tale episodio fa affidamento nel 1921 la Terza Internazionale per ufficializzare la “Giornata internazionale dell’operaia”.

LA TRADIZIONE DELLA MIMOSA – Simbolo utilizzato in Italia la mimosa, omaggio al gentil sesso introdotto da Rita Montagnana, dirigente dell’Udi e moglie di Palmiro Togliatti. Siamo nel 1946 e la parlamentare comunista, dopo una ponderata valutazione, opta a favore di questo fiore, abbondante e spesso disponibile senza pagare in questo periodo.

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