Federico Fellini
Federico Fellini

“Felliniano… Avevo sempre sognato, da grande, di fare l’aggettivo”. Pochi registi nel panorama italiano, e pure internazionale, hanno segnato l’industria cinematografica come Federico Fellini, capace di ispirare future generazioni con il suo tocco visionario, ai limiti del reale. Nato il 20 gennaio 1920 a Rimini da famiglia piccolo-borghese, frequenta il Liceo classico Giulio Cesare, ma capisce ben presto che lo studio non fa per lui e sviluppa la passione per le caricature.

GLI INIZI COME GIORNALISTA – Al suo attivo diverse vignette, tra cui alcune, su proposta del cinema Fulgor, dedicate ad attori famosi da esporre come richiamo ai visitatori. Dopodiché è tempo del trasferimento a Roma, in teoria per seguire i corsi della facoltà di Giurisprudenza (zero gli esami all’attivo), ma nel vero attratto dalla professione di giornalista. L’esordio avviene per il quindicinale Marc’Aurelio, dove, oltre a mettere in scena le doti artistiche, attira l’attenzione con le celebri “Storielle di Federico”, per un successo che gli porta offerte di lavoro, tra cui la collaborazione come scrittore di gag in alcuni film di Erminio Macario e di battute per gli show dal vivo di Aldo Fabrizi.

MASINA, L’AMORE DI UNA VITA – Nel frattempo la breve esperienza in qualità di autore radiofonico gli permette di conoscere l’attrice Giulietta Masina, sua futura moglie e interprete. Si rende dunque attivo anche nelle veste di sceneggiatore, con maestri del calibro di Pietro Germi e Roberto Rossellini, nelle prime opere della corrente neorealistica quali “Roma città aperta” e “Paisà”. L’esordio dietro la macchina da presa giunge con “Luci del varietà”, assieme ad Alberto Lattuada, dove lascia già intuire l’ispirazione autobiografia e la passione per il varietà.

IL SUCCESSO A HOLLYWOOD – Da solo dirige invece “Lo sceicco bianco”, un successo anche grazie alla performance di Alberto Sordi. Icona romana protagonista pure ne “I vitelloni”, racconto della vita di provincia di un gruppo di amici balordi, titolo campione di incassi in Argentina e altrettanto amato in Stati Uniti, Francia e Inghilterra. La consacrazione internazionale avviene con i premi Oscar “La strada” e “Le notti di Cabiria”, mentre “La dolce vita” costituisce una svolta nello sviluppo della trama, bersagliata dal Vaticano per la presentazione di situazioni erotiche e dei vizi della società moderna.

IL PREMIO ALLA CARRIERA – Il culmine di un’intera carriera lo raggiunge con “8½”, ancora premiato dall’industria di Hollywood come miglior pellicola straniera e i costumi in un’atmosfera surreale, tratto distintivo pure nei successivi lavori come “Fellini-Satyricon”. La sua amata terra natia ritorna come ambientazione di “Amarcord”, improntato sui suoi personaggi grotteschi, da cui un’ulteriore statuetta americana, seguita da quella per la carriera, ultima soddisfazione artistica di una vita terminata il 31 ottobre 1993 per un infarto, all’età di 73 anni.

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