E’ un grande giorno per la scienza. Compie infatti 100 anni la teoria della relatività di Albert Einstein, decisiva a sovvertire le vecchie credenze.

UN SECOLO E NON SENTIRLO – Il 20 marzo 1916 viene in particolare pubblicato, sul numero 7 di “Annali di Fisica – Annalen der Physik”, lo studio attraverso cui lo scienziato tedesco ne spiega la versione generale. L’articolo, intitolato “La base della teoria generale della relatività – Die Grundlage der allgemeinen Relativitatstheorie”, illustra l’equazione che indica la forza gravitazionale come la curvatura di una nuova entità: lo spazio-tempo.

PROVE SUL CAMPO – L’idea, così tanto rivoluzionaria, non possiede però gli strumenti matematici per essere espressa e vengono così utilizzati i lavori degli italiani Luigi Bianchi, Gregorio Ricci-Curbastro e Tullio Levi-Civita. Primo a confermarne la validità l’astronomo Arthur Eddington. Nel 1919, durante un’eclissi di Sole, egli riesce infatti ad osservare alcune stelle molto vicine al bordo contro ogni ipotesi poiché trovatesi dietro allo stesso. Una geniale intuizione che risale al 1905 quando vengono diffusi su “Annalen der Physik” quattro studi, mentre il pieno concetto viene presentato il 25 novembre 1915 all’Accademia Prussiana delle Scienze.

I RICONOSCIMENTI – Nonostante le varie dimostrazioni in seguito sopraggiunte, rimasto fermamente tra gli oppositori il connazionale matematico David Hilbert. Una lunga polemica conclusa, a favore di Einstein, solo nel 1997 con l’articolo pubblicato da L. Corry,  J. Renn,  J. Stachel sul numero 278 di Science del 14 novembre. Illuminante scoperta che, oltre a valergli il premio Nobel 1921 dati i “contributi alla fisica teorica, in particolare per la scoperta della legge dell’effetto fotoelettrico” rendono le concezioni di Einstein estremamente all’avanguardia sino ai giorni nostri. Superato il modello newtoniano, anche la gravità esprime la curvatura dello spazio-tempo, ripartita in lunghezza, larghezza, profondità e tempo.

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