Dustin Hoffman, uno degli attori più importanti del panorama hollywoodiano, spegne oggi 80 candeline.

Dustin Hoffman: un attore poliedrico apprezzato da grandi e piccini

Uno dei motivi principali che ha contribuito al successo di Dustin Hoffman c’è certamente la sua ecletticità. Nel corso della sua lunga carriera è infatti riuscito a interpretare ruoli e generi diversi, senza mai snaturare la sua natura.

Impossibile non dimenticare la sua capacità di calarsi nei panni femminili in “Tootsie” (1982), in cui è stato diretto da Sidney Pollack. La sua dolcezza che lo rende in grado di approcciarsi con tutti sono invece emblematiche in pellicole del calibro di “Cane di paglia” e “Piccolo grande uomo”.

Non ha avuto nemmeno preclusioni particolari ad interpretare parti da coprotagonista al fianco di colleghi celebri. Ne sono esempio “Il maratoneta” con Laurence Olivier, “La Giuria” con Gene Hackman, “Tutti gli uomini del presidente” con Robert Redford e “Wag the dog” con Robert De Niro.

Hoffman ha inoltre avuto la possibilità di recitare in una delle opere più importanti per il cinema italiano come “Alfredo Alfredo” con Stefania Sandrelli. Il suo lato comico è irresistibile invece in “Ti presento i miei”. Solo un anno fa abbiamo avuto di apprezzarlo anche in una miniserie che ha ottenuto grande successo in Italia, “I medici”.

Dustin Hoffman: un talento da Oscar

Il talento di Hoffman è stato riconosciuto anche dalla critica. Già nel suo primo ruolo importante, seppure da comprimario, in “Il laureato”, del 1967 ottiene la nomination all’Oscar. Un’altra nomination arriva nel 1970 per “Un uomo da marciapiede” e poi per “Lenny”.

L’ambito riconoscimento per ogni attore arriva grazie a un film entrato a pieno titolo nella storia, “Kramer contro Kramer”. Emblematica la battuta fatta al momento della consegna: “Che strano, non ha le palle eppure tiene una spada in mano”. La pellicola metteva in evidenza i problemi che possono nascere quando si verificano diatribe e baruffe in famiglia in un periodo in cui quei temi erano tutt’altro che semplici da affrontare.

Nonostante il talento indiscusso, come spesso capita in questi casi, molti hanno spesso lamentato il suo carattere non sempre affabile. Diversi registi e colleghi ricordano il suo modo di agire burbero, ma allo stesso tempo professionale quando è necessario. Nel 1989 vince il suo secondo Oscar per la memorabile interpretazione di Raymond, fratello autistico di Tom Cruise in “Rain man”.

L’ironia non gli è comunque mai mancata. Riesce a metterla in evidenza anche quando deve raccontare come sia riuscito ad arrivare a questa età: “Non ho mai dato molta importanza al mio aspetto fisico non essendo mai stato un adone. Un peso di meno e una grana in meno. I belli si dannano per rimanare tali, e finiscono spesso assai infelici”.