Bruno Lauzi
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Bruno Lauzi, uno dei cantanti italiani apprezzato da fan di tutte le età, avrebbe compiuto oggi 80 anni. L’artista è scomparso il 24 ottobre 2006 in seguito a una brutta malattia.

Chi era Bruno Lauzi: talento con la voce e con le parole

Nel corso della sua lunga carriera Bruno Lauzi è riuscito a farsi apprezzare sia come cantante sia compositore. L’artista ha infatti scritto brani celebri per colleghi importanti del calibro di Mia Martini e Ornella Vanoni. Ha inoltre avuto la possibilità di mettere in mostra le sue doti anche nella poesia.

I primi passi li muove nel 1960 quando scrive il brano “Ciao Bella”, inciso da Giorgio Gaber. La sua storia da cantautore inizia due anni più tardi con lo pseudonimo di Miguel e i Caravana. Tra le sue prime canzoni possiamo citare “A Bertuela” e “U frigideiru”, scritte in genovese, ma con note tipicamente brasiliane.

Il primo 33 giri arriva nel 1965 dopo la partecipazione al Festival di Sanremo “Lauzi al cabaret“, cui fa seguito “Ti ruberò”. Del 1966 è “Kabaret n.2”, mentre al 1967 risale “I miei giorni”. Lauzi si fa conoscere anche per le sue idee politiche: con grande convinzione sostiene infatti il Partito Liberale e arriverà a interpretare “Arrivano i cinesi”, evidentemente ironica nei confronti di Mao Zedong.

Chi era Bruno Lauzi: le collaborazioni più celebri

La sua capacità di andare d’accordo anche con colleghi famosi lo porta a collaborare con Lucio Battisti e Mogol, che lo vogliono nella loro casa discografica, la Numero Uno. Grazie a loro canta “Mary oh Mary” e “L’aquila”. Poco tempo dopo stringerà amicizia anche con Edoardo Bennato, per cui comporrà “Lei non è qui… non è là”.

Al 1979 risale “Alla grande…”, mentre di due anni più tardi è “Amici miei”. L’ultimo disco pubblicato con la Numero Uno è “Palla al centro”, del 1982; a partire da “Piccolo grande uomo”, del 1985, Lauzi produce e registra con la Five Record.

Anche la sua carriera sarà influenzata dalle idee politiche. Nel 1988 decide infatti di lasciare i liberali dopo la decisione del partito di sostenere il governo di Giovanni Goria. Emblematica la lettera scritta n cui afferma che tornerà a militare solo se verrà eletto segretario o se Renato Altissimo imparerà a suonare la chitarra.

Non mancano i successi importanti anche negli anni ’90, quando inizia a collaborare con i “Buio Pesto”. Nel 1992 incide il disco “Il dorso della balena”, cui segue – due anni più tardi – la raccolta “10 belle canzoni d’amore”. Indimenticabile il suo omaggio a Mia Martini, pochi giorni dopo la sua scomparsa, in cui interpreta “Piccolo uomo”, per l’occasione trasformato in “Piccola donna”.

Nel 1996 pubblica “Johnny Bassotto e i suoi amici”, mentre nel 1997 scrive “Della quieta follia… dei piemontesi”. A fine anni ’90 gli viene diagnosticato il morbo di Parkinson, ma nonostante la malattia la sua vena creativa non svanisce. Nel 2002 scrive per Mina “Certe cose si fanno”, canzone contenuta nell’album “Veleno”, e su musica di Riccardo Zara realizza il testo di “La gallina brasiliana”, che partecipa al 45° Zecchino d’Oro.

L’ultimo disco è datato (“Tra cielo e mare: la Liguria dei poeti”), stesso anno del romanzo “Il caso del pompelmo levigato”. Poco prima di morire, a causa di un cancro al fegato, scrive la sua ultima canzone, “Barbiturici nel thè”, per Viola Valentino. Postuma verrà pubblicata “Tanto domani mi sveglio. Autobiografia in controcanto”.