Che Guevara: morte di un mito senza tempo

Che Guevara: morte di un mito senza tempo

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Per alcuni uomini più il tempo passa più le loro gesta divengono leggendarie. Ernesto “Che” Guevara Serna (soprannominato così dai compagni di lotta cubani in Guatemala per il frequente utilizzo della locuzione, usata per richiamare all’attenzione l’interlocutore) nasce nel 1928 da una facoltosa famiglia borghese.

Gli anni di gioventù li trascorre coltivando varie passioni, abbinando doti atletiche (il rugby lo sport prediletto) a quelle intellettive, come vorace appassionato di poesie, specie quelle di Pablo Neruda. Mentre prosegue la sua carriera negli studi (si laurea in medicina), il viaggio che gli cambia la vita lo compie con l’amico Alberto Granado, con cui esplora il vasto Sudamerica. Influenzato dalle teorie marxiste e visti gli elevati livelli di povertà comincia così a coltivare l’idea che solo con la rivoluzione sia possibile riportare l’America Latina a ridurre le ingenti discrepanze economiche e sociali.

Finito il percorso accademico trova ancora occasione per visitare vari paesi e quando ritorna in Guatemala decide di assistere come volontario il governo di Jacobo Arbenz (autore di numerose riforme sociali) dal colpo di stato intrapreso da Carlos Castillo Armas (sostenuto dalla CIA), ma abbandona il paese quando ai sostenitori di cittadinanza straniera viene suggerito di lasciare il territorio.

Rinnovata l’amicizia in Messico, dove si era trasferito, con gli esuli cubani incontrati in Guatemala viene messo in contatto con Raúl Castro, deciso, dopo un’intensa conversazione, a nominarlo capo della rivoluzione dalla dittatura condotta da Fulgencio Batista. Una sommossa che, grazie a intrepide missioni, vede la battaglia di Santa Clara come una delle più rilevanti per il cambio di governo. Le imprese belliche messe a segno lo portano a rivestire vari ruoli, quali comandante di prigione, dirigente dell’Istituto Nazionale per la Riforma Agraria e presidente della Banca Nazionale di Cuba.

Sebbene non partecipati all’invasione della Baia dei Porci, riveste un ruolo preponderante nel dislocamento a Cuba dei missili balistici sovietici, armati di testate nucleari, motivo della crisi dell’ottobre 1962. Dopo alcuni anni in cui fa perdere le sue tracce, conduce alcune operazioni per il sostegno marxista prima in Congo Belga, poi in Bolivia, dove viene cacciato dall’agente CIA Félix Rodriguez e giustiziato sotto ordine dal capo dell’esecutivo boliviano René Barrientos il 9 ottobre 1967.

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