Zampa a Zampa: l’app per chi ama gli animali

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Cani e gatti, impossibile non voler loro un mondo di bene. Per adottarli o ritrovarli Lombardia Informatica, partner strategico di Regione Lombardia, ha sviluppato l’app Zampa a Zampa.

Adozione e ricerca in caso di smarrimento

Con il nuovo servizio puoi entrare nel mondo dell’Anagrafe degli Animali d’Affezione direttamente dal tuo dispositivo mobile. Cerca sul territorio lombardo i cani e i gatti presenti nei canili rifugio e adottabili gratuitamente. E se invece ti è capitato di averne persi puoi cercarli fra tutti quelli sistemati presso le strutture di ricovero. Consulta inoltre l’elenco di tutti i centri per il ricovero degli animali d’affezione e visualizza la loro posizione sulla mappa.

Contro il fenomeno del randagismo

Un ulteriore strumento – ha commentato l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera -, che Regione mette in campo per combattere il fenomeno del randagismo e le possibili problematiche sanitarie che esso può comportare, a danno dei cittadini”. Fra le opzioni proposte ‘Cerco/adotto un cane/gatto’, che consente l’inserimento, da parte dei medici veterinari, delle fotografie degli animali di proprietà o presenti nelle strutture di ricovero. ‘SMS Restituzione Animali Smarriti’ rende invece possibile l’immediata restituzione di un cane al proprietario. Un sms inviato al Sistema regionale, trasmesso da Veterinari Asl o operatori comunali (Polizia locale), avvisa se il cane ritrovato è iscritto in AAA; in tal caso fornisce il nominativo, il recapito telefonico e l’indirizzo del proprietario e del detentore, al fine di restituire tempestivamente l’animale, evitandogli il trasferimento al canile sanitario.

Disponibile su smartphone, in prova su tablet

Totalmente gratuita, è già consentito procedere al download dell’app Zampa a Zampa su App Store e Google Play. Resi inoltre disponibili anche i dati dei veterinari accreditati all’Anagrafe degli Animali d’Affezione. Una novità dell’ultimo periodo. In fase di sperimentazione la versioe per tablet arricchirà ulteriormente una proposta davvero all’avanguardia.

 

Pesce d’aprile: origine della ricorrenza festeggiata a suon di scherzi

Il 1° aprile per le persone dotate di spirito non è mai un giorno come tutti gli altri. Ormai da tantissimi anni in questa giornata si festeggia il cosiddetto “Pesce d’aprile”, in cui si cerca di dare sfogo alla propria ironia e confezionare una serie di scherzi ai danni di amici e parenti.

Pesce d’aprile: cosa accade oggi

Il 1° aprile sono in tanti a dilettarsi in una serie di “bufale” più o meno verosimili, ma che spesso è difficile distinguere dalla realtà. Ce n’è davvero per tutti i gusti, da una presa in giro di cui diventa oggetto l’amico di turno a un invenzione che coinvolge una persona che ci sta cara.

La diffusione del web ormai da anni ha contribuito a rendere il fenomeno ancora più vasto. Al punto tale che navigando in rete diventa sempre più semplice trovare le cosiddette “fake news”, fatti però mai davvero accaduti.

Pesce d’aprile: come nasce la festa

Riuscire a rintracciare l’origine del Pesce d’aprile è però tutt’altro che semplice. Le opinioni sono piuttosto divergenti. C’è chi associa la ricorrenza all’inizio della primavera, altri all’avvento del calendario gregoriano. Non manca chi prova a individuare addirittura il periodo in cui sarebbe avvenuto un presunto ‘primo scherzo’, quello di Marco Antonio fece e Cleopatra.

La tesi che al momento è ritenuta più corrispondente alla realtà fa risalire la nascita della festa alla fine del XVI secolo. I primi a cimentarsi in scherzi sono stati francesi e tedeschi. Il giorno in cui organizzare la burla è invece poi emigrato in Inghilterra solo alla fine del 1700. Da lì la tradizione si è ben presto diffusa anche nel resto d’Europa.

Proviamo quindi a fare una possibile ricostruzione. Nel XVI secolo il Capodanno si festeggiava in Primavera, tra il 25 marzo e il 1° aprile, solo con l’avvento del calendario gregoriano si è passati al 1° gennaio. In quel periodo era piuttosto difficile tramandare tra le varie popolazioni il cambiamento. Chi non era stato informato o preferiva continuare a festeggiare nella vecchia data quasi inevitabilmente veniva etichettato come “burlone d’aprile”. Le battute nei suoi confronti si sprecavano.

Chi avvalora questa testi sostiene anche una data di nascita precisa della ricorrenza: il 1564, anno in cui il re francese stabilì, con il decreto di Rossiglione, che il primo giorno dell’anno sarebbe stato a gennaio. Questo ancora prima dell’entrata in vigore ‘ufficiale’ del Calendario Gregoriano nel 1582.  Ma visto che molti francesi continuarono a festeggiare il primo aprile, i burloni del tempo si scatenarono con i primi scherzi: feste annunciate e mai realizzate e pacchetti regalo vuoti per rpendere in giro chi sbagliava data. Quei doni fasulli spesso erano corredati da un biglietto: “Poisson d’Avril”, ovvero ‘pesce d’aprile’ in francese. Da lì tutto ebbe inizio.

Pesce d’aprile: la tradizione italiana

In Italia solo più recentemente abbiamo iniziato a festeggiare a suon di scherzi il 1° aprile. Dovendo rintracciare una data più o meno precisa dobbiamo indicare il periodo fra il 1860 e il 1880. La prima città a far partire la tradizione fu Genova, dove si amava festeggiare nei pressi del porto. Almeno in una prima fase si trattò di un’abitudine diffusa solo tra persone abbienti.

Solo parecchi anni dopo anche le “persone comuni” iniziarono a unirsi alla tradizione.

Pesce d’aprile: lo scherzo più antico

Come detto, il primo Pesce d’aprile della storia potrebbe essere avvenuto nell’antica Roma. A essere coinvolti furono addirittura Marco Antonio e Cleopatra. Secondo una tradizione arrivata fino ai giorni nostri, Marco Antonio avrebbe barato durante una gara di pesca per mantenere inalterata la sua fama di infallibile generale. Per reggere la sua tesi aveva ordinato a uno schiavo di attaccare all’amo della sua canna un grosso pesce.

Cleopatra aveva però già scoperto tutto. La donna aveva così deciso di sostituire la preda viva con un finto pesce fatto di pelle di coccodrillo. Nacque così la tradizione del pesce d’aprile. Difficile però stabilire se questo fatto sia davvero accaduto. O è solo una leggenda?

 

Il Centro di Arese: un anno di successi, festa con l’Aeronautica Militare

Il Centro Commerciale più grande d’Europa, quello sorto sulle ceneri della vecchia Alfa Romeo. Un punto di riferimento non solo per Arese, ma per tutta l’Italia. Oggi, a distanza quasi di un anno, si tirano le prime somme.

IL CENTRO di Arese, numeri da record

E che si tratti di un anno pieno di soddisfazioni sono gli stessi numeri a dirlo. Dodici mesi nei quali il Centro Commerciale ha vissuto quasi ininterrottamente, tra la curiosità dell’esordio in fanfara e una continuità di eventi e spettacoli incredibile. Ma se affermarsi è difficile, è il consolidamento lo scoglio più arduo da superare. Uno scoglio ormai passato, per un centro ritrovo sì per fare shopping, ma non solo. TimeMagazine.it ne ha parlato con Cesare Pozzini, il direttore. Ecco l’intervista e le sue parole.

IL CENTRO e l’Aeronautica Militare

Senza dimenticare, però, l’attualità. Perché dal 24 Marzo al centro commerciale IL CENTRO sono previsti due weekend da trascorrere in compagnia dell’Aeronautica Militare. Con un calendario tematico ricco di momenti unici: piloti e tecnici, all’interno della grande area espositiva che comprenderà anche postazioni multimediali, pannelli e punti informativi, accoglieranno i visitatori. Ci sarà anche il Simulatore Eurofighter per vivere l’emozione di un vero aviatore, ma non solo: “Abbiamo ricreato, di fatto, un piccolo aeroporto – le parole del Tenente colonnello Attilio Ippoliti – Arese per noi è una scelta mirata, perché abbiamo capito che questa è una zona dell’Italia in cui abbiamo meno basi aeree e meno occasioni per farci conoscere. E questo sarà il nostro obiettivo, far vedere che cosa fa l’Aeronautica. Ma comunicare intrattenendo”. E quindi spazio alla storia, allo sport, alla musica e a molto altro.

Un anno di vita guardando al futuro

Il connubio con l’Aeronautica Militare ma anche il primo compleanno. Un periodo intenso per IL CENTRO, che il prossimo 14 aprile spegnerà ufficialmente la sua prima candelina. Ma già l’attenzione è rivolta al futuro e a quello che potrà e dovrà rappresentare questo punto d’interesse. TimeMagazine.it ne ha parlato con Laura Di Paola, Responsabile Comunicazione e marketing IL CENTRO. Ecco qui l’intervista.

Ora legale: lancette avanti di un’ora ma si dorme un’ora in meno

Nella notte tra sabato 25 e domenica 26 marzo alle 2 dovremo spostare le lancette avanti di un’ora per il ritorno dell’ora legale. Nonostante il sacrificio, potremo godere di un’ora di luce in più la sera.

Ora legale: più luce ogni sera

Il passaggio all’ora legale, che avviene nei Paesi dell’Unione Europea l’ultima domenica di marzo, è un momento sofferto per molti. Nel weekend dovremo infatti dormire un’ora in meno. I vantaggi generati dal cambiamento li avvertiremo però nei prossimi mesi: la sera, infatti, diventerà buio più tardi.

Con l’arrivo delle temperature più elevate, potremo così approfittarne e restare all’aria aperta più a lungo.. Anche la bolletta elettrica diventerà inevitabilmente più leggera.

C’è chi però non apprezza particolarmente questo momento. I “gufi”, ovvero le persone che amano svolgere più attività la sera e dormire la mattina soffiranno almeno inizialmente.

Ora legale: fastidi di salute possibili

L’ora di sonno in meno non sarà però un momento di cui soffriremo solo nel prossimo weekend. Solitamente, infatti, è richiesto un periodo di adattamento alle nuove giornate più lunghe. Questo potrebbe comportare anche piccoli disturbi fisici che potranno allontanarsi solo con il passare delle settimane.

Secondo diversi studi il ritorno dell’ora legale potrebbe generare addirittura infarti e ictus, oltre che problemi del sonno. Altri effetti negativi sono stati trovati sugli ormoni dello stress, che crescono del 5%. Possibile anche un aumento della distrazione nelle ore lavorative.

Alessandro Di Napoli, docente del Dipartimento di Scienze Radiologiche dell’Università La Sapienza di Roma, ha indicato anche la comparsa di squilibri chimici a livello cerebrale e un abbassamento della soglia di sopportazione del dolore. Dormendo un’ora in meno al momento del risveglio potrebbero comparire alcuni dolori cronici piuttosto fastidiosi, come il mal di schiena. Se i nostri muscoli riposano meno, infatti, la colonna vertebrale potrebbe essere danneggiata.

Diversi studi hanno dimostrato che il 50% dei casi di lombalgia (mal di schiena), cominciano proprio all’inizio della giornata. Per evitarlo serve dedicare il giusto tempo al sonno giornaliero.

Ma si può fare qualcosa per prevenire i problemi? Può essere utile in questi casi assumere un’alimentazione ricca di antiossidanti (presenti in asparagi e carciofi) e limitare il più possibile l’uso di alcool. Si raccomanda anche un frequente esercizio fisico e la diminuzione degli sforzi.

 

Festa della Donna: origini e tradizioni della ricorrenza

La Giornata Internazionale della Donna, meglio conosciuta come Festa della Donna, ricorre ogni anno l’8 marzo. La ricorrenza è stata introdotta in Italia dal 1922.

Festa della Donna: come nasce l’iniziativa

Sono tante le donne che amano ritrovarsi per festeggiare l’8 marzo, ma non tutte sanno l’origine della festa, Secondo una lunga tradizione si ritiene che in questa data si voglia celebrare il rogo di una presunta fabbrica di camicie Cotton (o Cottons) a New York, dove l‘8 marzo 1908 sarebbero morte centinaia di operaie. Una tragedia simile, a New York, effettivamente avvenne, ma il 25 marzo di 3 anni dopo.

La Giornata Internazionale della Donna è invece un’iniziativa nata per volontà “politica”. Tutto si deve fare risalire a quanto accadde a inizio secolo (1908) negli Stati Uniti, dove il Partito Socialista americano raccomandò a tutte le sezioni locali di “riservare l’ultima domenica di febbraio 1909 all’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile“. Il primo “Women’s Day” venne festeggiato nel 1909.

Dal 1910 la tradizione si diffonde anche nei Paesi europei. Almeno inizialmente, però, la data scelta non era sempre la stessa.

L’8 marzo 1917 è però una data entrata di diritto nella storia: risale a quel giorno infatti l’inizio della Rivoluzione Russa di febbraio. Quattro anni dopo, il 14 giugno 1921, la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste fissò all’8 marzo la “Giornata internazionale dell’operaia” e stabilì che quella data come riferimento per tutti i Paesi.

Festa della Donna: l’origine della ricorrenza in Italia

In Italia la Giornata Internazionale della Donna viene festeggiata per la prima volta nel 1922. L’iniziativa nasce su volere del Partito Comunista. Quell’anno, però, la ricorrenza non venne celebrata l’8 marzo, ma il 12, prima domenica successiva alla data fissata a livello internazionale.

Festa della Donna: perché si regala la mimosa

E’ ormai consuetudine regalare una mimosa in occasione della Festa della Donna. Ma come nasce questa tradizione? Non tutti però sanno che questa usanza è tipicamente italiana, mentre l’8 marzo si celebra praticamente in tutto ilmondo. Il tipo di fiore che avrebbe avuto la funzione di rendere omaggio al sesso femminile è stato scelto nel 1946, in occasione dell’assemblea dell’Udi (Unione donne italiane).

Una delle principali sostenitrici di questa idea era Teresa Mattei, ex partigiana e una delle più attive in difesa dei diritti delle donne.

Inizialmente, però, durante la riunione erano state avanzate anche altre proposte: anemoni, garofani e violetta. Quest’ultima, secondo i racconti dell’epoca, sarebbe stato ritenuto il fiore più rappresentativo della lunga tradizione della sinistra europea. La decisione definitiva venne presa attraverso una votazione tra i presenti: il numero maggiore di preferenze fu raccolto proprio dalla mimosa, che al termine della seconda guerra mondiale era più economica.

Il costo non è stata però l’unica ragione. La mimosa è infatti l’unico fiore che sboccia proprio a marzo. La sua crescita avviene in modo particolare: è infatti piuttosto fragile, ma riesce a svilupparsi anche in territori poco fertili.

Sulla scelta del fiore simbolo della Festa della Donna c’è però anche un’altra credenza. Secondo  gli Indiani d’America pare che i fiori della mimosa significhino forza e femminilità, quindi sono perfetti per la ricorrenza. C’è poi anche una voce piuttosto suggestiva: nella fabbrica bruciata nel 1908, sembra fosse presente proprio un albero di mimosa.