“Scrivo musica per me stesso, non cerco di piacere a nessuno”

Come dimostra Bryan Adams, essere rocker è molto più di un’etichetta che ti affibbiano, ma un vero e proprio tratto distintivo di un musicista, in continua controtendenza rispetto alle regole e ai dettami imposti dalla società del periodo.

UN TALENTO PRECOCE – Nato il 5 novembre 1959 a Kingston (città canadese situata nella provincia dell’Ontario), da genitori inglesi, sin da piccolo è costretto a viaggiare spesso, a causa del lavoro di diplomatico del padre. A dieci anni l’acquisto della prima chitarra (autentica passione assieme alla batteria), mentre all’età di quattordici si sottopone alla prima audizione per entrare nella band di David Taylor (suo futuro bassista), senza successo. L’anno dopo sceglie di interrompere gli studi e la sua dedizione alla musica viene ripagata con l’ingresso nel gruppo degli Sweeney Todd, un’esperienza tuttavia dalla breve durata, che precede l’inizio della collaborazione assieme Jim Wallance (suo fedele compositore), co-produttore dell’omonimo album d’esordio.

UNA FAMA DILAGANTE – I primi riscontri nelle classifiche americane li garantisce però “You Want It You Got It”, grazie alla hit radiofonica intitolata “Lonely Nights”. Per la conquista del panorama musicale occorre però attendere “Cuts Like a Knife” (1983), disco che vende 4 milioni di copie nel mondo, 12 quelli invece da “Reckless”, ricco di pezzi forti quali “It’s only love”, eseguito insieme a Tina Turner. Fornito il suo contributo per i concerti “Live Aid” (di fronte a più di 100.000 persone) e “Conspiracy of Hope” di Amnesty International (al fianco di Lou Reed, U2, Sting e molti altri), la registrazione “Into the Fire” chiude il decennio, per un rock che da hard si trasforma poi in ballata soft, suo tratto distintivo.

I GRANDI SUCCESSI – Il 1991 segna l’uscita di “Waking up the neighbours”, al cui interno è incluso “(Everything I do) I Do It for You”, singolo che, complice la partecipazione al fortunato film “Robin Hood – Principe dei ladri”, ha un seguito pazzesco e per ben 16 settimane rimane in cima alle chart inglesi (ancora oggi un record). Altrettanto notevole l’affetto che riscuote “Please Forgive me”, inedito inserito nella raccolta “So Far So Good”, anch’esso dagli ottimi risultati commerciali, così come “18 til I Die”. Il proseguo lo vede particolarmente impegnato nei live, ogni volta particolarmente apprezzati riscontri.

STRAORDINARI RICONOSCIMENTI – Nell’aprile 2006 lo accoglie la “Music Hall of Fame”, a coronamento di una folgorante carriera, abbinata a quella relativamente recente di fotografo, per la quale il 16 settembre 2015 gli viene attribuita la “Honorary Fellowship” dalla Royal Photography Society ed esattamente il mese successivo, a far impazzire i suoi innumerevoli fan discografici, lancia “Get Up”.

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