“Ho fatto bene tre cose: il mio lavoro, le stupidate e i miei figli”

Tutte le donne della sua epoca hanno perso la testa per lui, autentico sex symbol degli anni Sessanta e Settanta, dal fisico atletico, ma soprattutto un volto forte e uno sguardo incredibilmente magnetico. Nato a Sceaux, comune poco distante da Parigi, l’8 novembre 1935, Alain Delon non trascorre un’infanzia tranquilla, segnata dalla separazione dei genitori, per cui viene mandato in un collegio di suore.

UN CARATTERE IRREQUIETO – Il carattere ribelle gli provoca però non pochi problemi e, costretto a cambiare vari istituti, a 14 anni molla la scuola e, trovato inizialmente impiego presso la macelleria del patrigno, si arruola, diciassettenne, nella marina, destinato nel sud-est asiatico durante la spedizione militare francese di Indocina. Nel quinquennio che segue totalizza ben 11 mesi di prigione per motivi disciplinari e, rientrato nella capitale transalpina, deve affrontare un periodo di sacrifici economici, nel quale tenta di barcamenarsi attraverso diversi lavori come il cameriere e il commesso.

UN INIZIO FOLGORANTE – A salvarlo dalla vita di strada, e da compagnie poco rispettabili, è Jean-Clade Brialy che gli consiglia di provare la strada del cinema, un consiglio azzeccato come dimostra la parte, al termine di un provino convincente sostenuto a Roma, affidatagli dal regista e sceneggiatore Yves Allegret nel film “Godot”. Conosciuta Romy Schneider sul set di “L’amante pura”, insieme a cui avrà una lunga relazione sentimentale, ottiene grande popolarità come protagonista bello e dannato (il primo di una lunga serie) in “Rocco e i suoi fratelli” (1960), opera girata, al fianco di Claudia Cardinale, dal mitico Luchino Visconti, sotto la cui direzione si cimenta poi ne “Il gattopardo”.

L’ANTAGONISTA BELMONDO – Girato “Il tulipano nero”, “Parigi brucia?” lo vede recitare insieme a Jean-Paul Belmondo, figura altrettanto amata dall’universo femminile, per una competizione alimentata soprattutto dai media. Col suo nome ormai sotto la bocca di tutti, appare in “Il clan dei siciliani” (una delle parecchie produzioni polar realizzate, trattasi di un genere ibrido tra poliziesco e noir) e “La piscina”, prima di finire sulle pagine scandalistiche per la morte misteriosa della guardia del corpo, tramite cui viene a galla la vita turbolenta, fatta di sesso e droga.

I PRESTIGIOSI RICONOSCIMENTI – Il meglio degli anni ’70 lo regala in “Borsalino” e nell’impegnato “La prima notte di quiete”, ma è nel successivo decennio che conquista il primo e unico premio César quale miglior attore protagonista in “Notre Histoire” di Bertrand Blier. Prestato servizio anche sul versante teatrale e televisivo, e ricevuta la legione d’onore, per il contributo dato all’arte cinematografica, nel 2008 interpreta con autoironia Giulio Cesare in “Asterix alle Olimpiadi”.

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