Nonostante sia ormai passato un anno dall’attentato di Charlie Hebdo, ancor oggi i terribili fatti francesi – preambolo al funesto 13 novembre – affiorano perfettamente alla memoria pubblica.

UN PASSATO BURRASCOSO – Il settimanale satirico, noto anche per le sue vignette e illustrazioni politicamente scorrette, aveva già riscontrato feroci proteste con la ripubblicazione delle caricature di Maometto. La sede distrutta, durante la notte fra il 1° e il 2 novembre 2011 era già risultato un forte prezzo ‘da pagare’, se così si vuol dire, ma mai ci sarebbe potuti immaginare quanto sarebbe poi accaduto.

QUANDO – Sono le 11.30 di mercoledì 7 gennaio 2015 quando una Citroen C3 nera arriva in Rue Nicolas-Appert davanti al palazzo parigino dove la redazione risiede. Due uomini vestiti di nero, armati di AK-47, scendono dall’auto ed entrano al numero 6. Appurato di aver sbagliato edificio, si dirigono al 10, secondo piano, dove si trovano gli uffici cercati.

I TERRIBILI FATTI – Dichiaratisi affiliati di Al-Qaeda, sparano a Fréderic Boisseu, addetto alla portineria, e costringono la disegnatrice Corinne Rey a digitare il codice che conduce alla redazione. Mentre avviene la tipica riunione, vogliono il direttore Stephane Charbonnier e gli sparano, assieme alla guardia del corpo Frank Brinsolaro. Poi, mentre gridano in lingua araba “Abbiamo vendicato il profeta Maometto” e “Dio è grande”, freddano Michel Renaud, ex consigliere di Clermont Ferrand, e otto giornalisti: Georges Wolinski, Jean Cabut, Bernard Verlhac, Philippe Honoré, Bernard Maris, Elsa Cayat e Mustapha Ourrad.

L’INCUBO CONTINUA – Fuggiti a bordo della propria vettura, sparano a un veicolo della polizia lì appostato e uccidono il poliziotto, ferito a terra, Ahmed Merabet. I criminali vengono identificati nei fratelli Cherif e Said Kouachi, mentre un terzo uomo, inizialmente sospettato, si consegna, ma ha un alibi. Alla periferia di Parigi il giorno dopo viene aperto il fuoco sempre contro le forze dell’ordine e rimane vittima Clarissa Jean-Philippe. Responsabile Amedy Coulibaly, anch’esso legato all’operazione, pronto ad assassinarne altre quattro durante l’attentato al supermercato kosher, tutti di religione ebraica per un attacco a chiaro sfondo antisemita. Incubo che finisce con l’uccisione dei tre carnefici, anche se non si potranno mai scordare le crudeli azioni commesse.

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