John Flitzgerald Kennedy
22 Nov 1963, Dallas, Texas, USA --- President and Mrs. John F. Kennedy smile at the crowds lining their motorcade route in Dallas, Texas, on November 22, 1963. Minutes later the President was assassinated as his car passed through Dealey Plaza. --- Image by © Bettmann/CORBIS

“Non c’è nulla di più certo e immutevole che l’incertezza e il cambiamento”

La lungimiranza. Proiettare la propria mente verso cosa accadrà nel futuro, prossimo o lontano, è compito che solo i più grandi possono perseguire e poche personalità hanno saputo comprendere l’evoluzione sociale al pari di John Flitzgerald Kennedy.

L’ISTRUZIONE – Nato il 29 maggio 1917 a Brookline, comune situato nello stato del Massachussets, da famiglia benestante di origine irlandesi, frequenta la “Dexter School” a Boston e, in seguito al trasferimento a New York, passa alla scuola privata “Canterbury School”. Passato al collegio “Choate Rosemary Hall”, si immatricola nel 1935 all’università di Princeton, esperienza bruscamente interrotta dopo un anno per aver contratto l’itterizia.

SPIRITO INDOMITO – Ripresi in mano i libri in quel di Harvard, nella primavera 1941 si arruola nell’esercito, ma vi riesce a entrare, inizialmente scartato causa osteoporosi, grazie alle raccomandazioni del padre. Vissuta con ruolo attivo la seconda guerra mondiale, fornisce numerose prove di spirito indomito e determinazione, da cui le varie medaglie al valore e il congedo con onore all’inizio del 1945, in seguito alla ferita riporta alla già malandata schiena.

MAESTRO DI COMUNICAZIONE – Intrapresa la carriera politica, al fine di compensare la perdita del popolare fratello Joseph (vittima del conflitto bellico), viene nominato successore al dimissionario deputato James Curley. Aggiudicatosi il seggio al Senato (1952), le straordinarie doti comunicative gli permettono inoltre di conquistare un Premio Pulitzer grazie al libro “Profiles in Courage”, dove racconta otto storie di senatori che hanno sfidato il partito o l’opinione pubblica per compiere quanto da loro ritenuto giusto, senza mostrar timore delle successive gravi critiche e perdite di consenso.

LA CASA BIANCA – Il popolo lo conosce sempre meglio e il 2 gennaio 1960 rende nota la scelta di concorrere per la presidenza. Nominato candidato del Partito Democratico, lo sfidante si rivela Richard Nixon, in un acceso testa a testa dove si impone come primo presidente cattolico e il più giovane eletto. Prestato giuramento il 20 gennaio 1961, durante il discorso d’inaugurazione evoca magnificamente il patriottismo americano tramite l’espressione: “Non chiedete cosa può fare il vostro paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese”.

LA ‘NUOVA FRONTIERA’ – Al centro dei programmi del nuovo leader una politica estera condotta nel segno della pace e della democrazia. I traguardi più importanti raggiunti sono il disarmo dei missili, assieme al leader russo Nikita Khruščёv, e la fondazione dei Peace Corps, un’organizzazione di volontariato rivolta ad assistere i paesi sottosviluppati, ancora esistente oggi.

IDEALISTA CONVINTO – Feroce oppositore alle dittature, promuove la collaborazione assieme ai Paesi latino-americani, incrementa il numero dei soldati inviati in Vietnam per rovesciare il regime di Ngo Dinh Diem e si schiera verbalmente contro la costruzione del muro di Berlino (famosa la frase “Ich bin ein Berliner”, cioè “Io sono un berlinese” pronunciata durante la visita ufficiale a Berlino Ovest).

L’ASSASSINIO – A capo dei progetti diretti al benessere economico e all’istruzione, lascia qualche controversia la gestione della discriminazione razziale, dapprima sostenitore dell’integrazione, ma poi accusato di ostacolare il passaggio delle leggi sui diritti civili al Congresso. Deciso a superare la Russia nella corsa allo spazio, non riesce ad assistere alla realizzazione del desiderio, ucciso il 22 novembre 1963 mentre è in viaggio a Dallas da Lee Harvey Oswald mediante alcuni colpi di fucile a distanza, un episodio tragico il cui possibile complotto non si è mai chiarito.

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