30 novembre 1935: il saluto al mondo di Fernando Pessoa

30 novembre 1935: il saluto al mondo di Fernando Pessoa

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Fernando Pessoa

“Viaggiare? Per viaggiare basta esistere. Passo di giorno in giorno come di stazione in stazione, nel treno del mio corpo, o nel mio destino, affacciato sulle strade e sulle piazze, sui gesti e sui volti, sempre uguali e sempre diversi come in fondo sono i paesaggi”

Non esiste essere vivente più affascinante e ricco di sfumature della razza umana. Varie le doti che ogni individuo possiede, e ha una specie di obbligo morale di sfruttare, come per esempio la scrittura. Chiunque può riportare su carta i ricordi della propria esistenza, ma è qualità solo dei migliori saper far affiorare emozioni e sensazioni alla mente del lettore. Stirpe di cui fa sicuramente parte l’indimenticato Fernando Pessoa.

LA SOFFERENZA – Nato il 13 giugno 1888 a Lisbona, perde il padre, funzionario pubblico del Ministero della Giustizia e critico musicale, alla sola età di 5 anni, afflitto dalla tubercolosi. Da lì sorgono le difficoltà economiche, che costringono la madre a trasferirsi in una abitazione più modesta, prima del fortunato incontro con il Comandante João Miguel Rosa, console del Portogallo in quel di Durban, città portuale sudafricana dove il giovincello si trasferisce e non tarda a evidenziare promettenti abilità letterarie.

LE ISPIRAZIONI – Ambientarsi nel nuovo contesto non è comunque facile e vari sono i momenti di solitudine che ne derivano. Il senso di abbandono ne rabbuia l’anima e ne scaturisce un lungo percorso di introspezione alla ricerca di figure guida per la sua crescita, trovate in raffinati parolieri quali William Shakespeare ed Edgar Allan Poe, esempi che lo inducono ad apprendere sempre meglio l’inglese, utile anche negli studi.

UN GENIO ECCENTRICO – Trovato impiego come corrispondente per varie aziende commerciali, collabora per alcune riviste in ambito culturale, senza mai scordare la stesura di prose e poesie in salsa ‘british’ già avviata durante la frequentazione dell’università di Città del Capo. Differenti i pseudonimi utilizzati, come Alberto Caeiro, Ricardo Reis e Álvaro de Campos, ciascuno provvisto di una personalità specifica. Risalente all’infanzia il Chevalier de Pas, personaggio di fantasia tramite cui indirizza a sé delle lettere.

LE OPERE – Oltre il contesto artistico, rivoluzionato dalla fondazione della rivista d’avanguardia “Orpheu”, gli interessi si dirigono pure verso i concetti esoterici e teosofici. Argomenti toccati in “Mensagem”, l’unica raccolta di versi in lingua madre, uno dei pochi lavori realizzati, insieme alle poesie “Antinous and 35 Sonnets” ed “English Poems I-II-III”, composti tra il 1918 e il 1921. Il 30 novembre 1935, colpito da una crisi epatica, muore all’età di 47 anni.

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