30 novembre 1900: il saluto all’esistenza terrena di Oscar Wilde

30 novembre 1900: il saluto all’esistenza terrena di Oscar Wilde

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Oscar Wilde

“Un sognatore è colui che può trovare la sua strada al chiaro di luna e vedere l’alba prima del resto del mondo”

Probabilmente la missione più difficile per un essere umano, durante la sua intera esistenza, consiste nel sapersi accettare senza autocommiserarsi o, peggio, mostrarsi per come realmente non si è. Una lezione tramandata anche da abili giocolieri delle parole come Oscar Wilde.

PERCORSO DI CRESCITA – Nato a Dublino il 16 ottobre 1854, da padre scrittore (professione praticata insieme a quella di chirurgo) e madre poetessa, studia presso il Trinity e il Magdalen College, mentre sviluppa nel frattempo una personalità fuori dagli schemi, lontana dal pensier popolare. Un percorso interiore sostenuto ispirato anche dall’incontro con Pater e Ruskin, quotati intellettuali dell’epoca che ne rafforzano il gusto estetico.

MATRIMONIO FALLITO – Presa residenza a Londra, inizia a scrivere alcuni componimenti, fra cui i “Poems” (1881), opere particolarmente apprezzate (cinque edizioni redatte in un solo anno) per la semplicità di un’espressione portata comunque ad alti livelli. Dalle tendenze omosessuali, conduce all’altare Costance Lloyd solo per sottostare alla rigida morale dominante nel’Inghilterra di quel periodo. Ai sentimenti non ci si può però opporre e così, malgrado la nascita dei figli Cyryl e Vyvyan, il rapporto ha vita breve e le prime frequentazioni ‘extra’ inducono alla separazione.

L’AFFERMAZIONE – Pubblicata la raccolta di racconti “Il principe felice e altre storie”, il 1891 lo consacra alla gloria eterna col suo unico romanzo “Il ritratto di Dorian Gray”, fortemente autoreferenziale e argomento di forte disprezzo della critica, che lo ritiene simbolo di decadenza e disgregazione morale. Portare alla luce argomenti ‘scottanti’ è d’altronde il suo credo, confermato dal dramma “Salomé”, focalizzato sulla passione ossessiva.

LOTTA PER GLI IDEALI – A donare un tocco di arguto sarcasmo è il successo teatrale “Il ventaglio di Lady Windermere”, dove critica la morale corrente, così come in “L’importanza di chiamarsi Ernesto”. Il pensiero in controtendenza infastidisce la società vittoriana e suscita scandalo la relazione al fianco di Lord Alfred Douglas, da cui il processo per sodomia e la pena pari a due anni di lavori forzati. Malgrado l’allontanamento della figura tanto amata, gli dedica la lettera “De profundis” e, una volta uscito di carcere, vi si ricongiunge fino alla morte che arriva il 30 novembre 1900.

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