La storia umana è fatta purtroppo anche di pagine estremamente negative, ma Auschwitz rappresenta probabilmente il peggior crimine commesso dall’essere umano. Terribili azioni da ricordare ancor oggi per comprendere quanto si possa cadere in basso e non permettere più il riproporsi di gesta simili.

L’INIZIO DELL’INCUBO – Fondato il 20 maggio 1940 da vecchie caserme appartenenti all’esercito, i primi ad arrivarvi erano prigionieri politici polacchi, addetti come manovale al riadattamento, dati i precedenti bombardamenti, e alla costruzione delle recinzioni perimetrali. Fatti salire poi su convogli, oltre ai comuni criminali tedeschi, detenuti di guerra, soprattutto sovietici, insieme a “elementi asociali”: mendicanti, prostitute, omosessuali ed ebrei.

CONDIZIONI DISUMANE – Condotti al campo, utilizzato come luogo di smistamento, donne, uomini, anziani, malati e pure bambini, scaricati su una panchina e portati al controllo medico, dove si decideva se potevano continuare a vivere. Nonostante il cancello d’ingresso riportava la scritta “Arbeit macht frei” (il lavoro rende liberi), il reale disgustoso proposito era contenere tutto ciò giudicato diverso. Le vittime delle terribili azioni dormivano in baracche fatiscenti- chiamate Block – mangiavano razioni scarsissime e talvolta potevano lavarsi in terribili condizioni igieniche.

INTERVENTI TARDIVO – Tutti coloro che venivano rinchiusi finivano sottratti della loro umanità. Rasati, privati dei loro abiti, tatuati col numero identificativo e abolito il nome, i lavori forzati perlopiù manuali duravano quasi 12 ore al giorno. All’ultimo posto gli ebrei in un processo di sterminio compiuto anche attraverso l’utilizzo di camere a gas, mentre le SS sceglievano i Kapo, supervisori a loro volta complici di carneficine. Fino a 20.000 le persone tenute prigioniere contemporaneamente, liberate solo il 27 gennaio 1945 da truppe sovietiche, quando però si era già arrivati a circa 1.500.000 vittime. Numeri che suscitano orrore nella loro crudeltà.

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