“L’artista deve piegare se stesso alla sua propria ispirazione, e se possiede un vero talento, nessuno sa e conosce meglio di lui ciò che più gli è confacente. Io dovrei comporre con profonda confidenza una materia che mi fa bollire il sangue, anche se essa fosse condannata da tutti gli altri artisti come anti-musicale… il successo è impossibile per me se non posso scrivere come mi viene dettato dal cuore”

Nulla sa arrivare più dritto al cuore del pubblico che opere realizzate con istinto e sentimento. A raccontarlo Giuseppe Verdi, mito italiano e internazionale ancor oggi amatissimo da innumerevoli appassionati musicali.

OCCASIONE COLTA AL VOLO – Nato il 10 ottobre 1813 a Roncole di Busseto (provincia di Parma), malgrado le umili origini – padre oste madre filatrice – in tenera età prende lezioni musicali dall’organista del paese in un percorso piuttosto raffazzonato sino a quando il commerciante Antonio Barezzi, direttore locale società filarmonica, crede fortemente in lui e provvede a sostenere economicamente studi accademici.

VITA TORMENTATA – Tentanto l’ingresso al Conservatorio di Milano, viene incredibilmente respinto e tornato nel paese natio tiene accesa la passione nelle vesti di maestro e più in avanti inizia a comporre, soprattutto per teatro e Opera. L’esordio alla Scala di Milano avviene nel 1839 con “Oberto, conte di San Bonifacio”, ma i buoni riscontri ottenuti devono contrapporsi alle tragedie in famiglia data la morte della moglie Margherita (figlia di Barezzi) assieme ai figlia Virginia e Ilicio.

BREVE CRISI E INCREDIBILE SLANCIO – Dato lo scarso consenso raccolto in “Un giorno di regno”, comincia a preventivare un precoce ritiro, salvo poi ricredersi quando “Nabucco” (1942) ottiene alla Scala un incredibile successo, complice l’interpretazione dell’icona lirica Giuseppina Strepponi, sua futura compagna. Affermazione che comporta, in quelli da lui chiamati “anni di galera”, numerose nuove produzioni, comprese “I Lombardi alla prima crociata”, “I due Foscari”, “Ernani”, “I masnadieri” e “Macbeth”.

INTUIZIONI SEMPRE MAGNIFICHE – Trasferitosi a Parigi dà vita alla “Trilogia popolare”, famoso per i tre fondamentali titoli “Rigoletto”, “Trovatore” e “Traviata”. La fama non conosce praticamente alcun confine e presa dimora nel podere di Sant’Agata, vicino Piacenza, non solo diventa senatore (1874) ma compone “La forza del destino”, “Aida” e la “Messa da requiem”, dedicata allo scomparso Alessandro Manzoni. “Otello” e “Falstaff” sono gli ultimi capolavori realizzati in una folgorante carriera e il 27 gennaio 1901 muore presso il Grand Hotel et de Milan, colpito da ictus cerebrale.

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