“Il mio sogno, da quando ancora non camminavo, è uno solo: andare forte sulle moto grosse”

Lo sport sa regalare infiniti sorrisi, ma può talvolta toglierne come capitato all’asso del motociclismo Marco Simoncelli, la cui fine prematura suscita ancora profonda tristezza fra gli amanti dei motori e non solo.

UNA PASSIONE INCONTENIBILE – Nato a Cattolica il 20 gennaio 1987 trascorre l’infanzia a Coriano, altro comune in provincia di Rimini, e inizia a correre giovanissimo. Cimentatosi con le minimoto, appena dodicenne diventa campione italiano, trionfo ripetuto nel 2000. Quattordicenne, prende parte al Trofeo Honda NR e al campionato italiano 125 GP.

SEMPRE PIU’ INTERNAZIONALE – Il 2002 segna il successo europeo, classe 125 cc, e l’anno dopo arriva il debutto al motomondiale. Avventura dove mette soprattutto in risalto ottima attitudine sul bagnato e la prima vittoria arriva a Jerez nel 2004 in una stagione dove conclude all’undicesima posizione. Pista spagnola dove  si ripete l’anno seguente, oltre ad accumulare altri sei podi. Dimostratosi eccellente centauro, la Gilera RSV gli offre l’opportunità di salire in 250.

ORO SUL PETTO – Le condizioni idonee a ben figurare ci sarebbero eccome col capotecnico Rossano Brazzi – ex guida di campioni come Valentino Rossi e Marco Melandri – ma i problemi di salute che affliggono quest’ultimo complicano i piani. Le grandi imposizioni giungono nel 2008 quando il 21enne pilota romagnolo diventa campione del mondo a Sepang e totalizza 281 punti complessivi.

TRAGICA FINE – Fatta una breve apparizione in Superbike è tempo di salire nell’olimpo a due ruote, una MotoGP approcciata in sella alla RC212V.  La fornitura – uguale a quella ufficiale HRC – fornisce ulteriore slancio e il secondo posto in Australia rappresenta per “SuperSic” il miglior risultato. Il 23 ottobre 2011 arriva però il tragico Gran Premio della Malesia. Durante il secondo giro la sua moto perde aderenza alla ruota posteriore e, nel tentativo di rimanere in sella, taglia trasversalmente la pista. I piloti che lo seguono non hanno modo di evitarlo e il terribile impatto gli costa la morte, a soli ventiquattro anni.