Creare storie richiede una spiccata indole artistica, proprio quella che Luchino Visconti ha sempre dimostrato di possedere in carriera.

DISCENDENZA NOBILE – Nato a Milano il 2 novembre 1906 da un’antica famiglia aristocratica, frequenta il palco di famiglia della Scala, dove matura grande passione verso la teatralità. Adolescente, passa momenti difficili in famiglia e scappa spesso da casa e collegio, senza badare particolarmente allo studio. Forte in compenso l’interesse verso la lettura. Trasferitosi a Parigi vi trascorre un lungo periodo e conosce intellettuali come Gide, Bernstein e Cocteau. Tornato in Italia, sostiene circoli antifascisti. L’esordio alla macchina da presa avviene nel 1943 con “Ossessione”, torbida storia di due amanti assassini e da lì inizia la corrente neorealista, mischiato nella poesia in “La terra trema” (1948).

ENERGIA CONTAGIOSA – Nel frattempo intraprende un’intensa attività teatrale e rinnova completamente repertori e criteri di regia. Titoli significativi fra il 1949 e il 1951 “Un tram che si chiama desiderio”, “Oreste”, “Morte di un commesso viaggiatore” e “Il seduttore”. Estremamente significativo l’allestimento di “Troilo e Cressida” nell’edizione del Maggio Musicale Fiorentino 1949, a cui segue due anni dopo “Bellissima”, primo film girato assieme ad Anna Magnani.

LE OPERE LIRICHE – Ricevute alcune critiche per “Senso”, revisione critica del Risorgimento italiano, conquista giudizi più che favorevoli “La Vestale”, indimenticata edizione scaligera con Maria Callas, nuovo sodalizio che regala poi “La Sonnambula”, “La Traviata” (1955), “Anna Bolena” e”Ifigenia in Tauride” (1957). Considerati capolavori cinematografici “Rocco e i suoi fratelli” e “Il Gattopardo”, vale il Leone d’Oro “Vaghe stelle dell’Orsa…”. In aggiunta ovazioni sul palco ne “Il giardino dei ciliegi”, “Il Trovatore”, “Le nozze di Figaro” e “Don Carlo”.

VUOTO MAI COLMATO – Completata la trilogia germanica con “La caduta degli dei” (1969), “Morte a Venezia” (1971) e “Ludwig” (1973) viene colto da ictus. Paralizzato alla gamba e al braccio sinistro prosegue comunque imperterrito l’attività. “Gruppo di famiglia in un interno” e “L’innocente” le ultime opere del grande schermo fino alla morte, giunta il 17 marzo del 1976 per una grave forma di trombosi.