“Se fossi saltato addosso a tutte le donne che mi si attribuisce aver avuto, non avrei mai avuto tempo per andare a pescare”

Le donne, si sa, rappresentano per molti uomini un enigma indecifrabile. Alcuni personaggi, come d’incanto, sembrano però disporre di un elisir magico con cui farle innamorare tutte e Clark Gable potrebbe raccontarcelo ancor oggi.

DALLE STALLE ALLE STELLE – Nato il primo febbraio 1901 a Cadiz, comune situato nello Stato dell’Ohio, le umili origini lo costringono a lavorare come operaio in una fabbrica di pneumatici, ma assistito a spettacoli teatrali capisce che quella è la sua passione. L’incontro con l’attrice Josephine Dillon (17 anni più grande), sua futura sposa, contribuisce a rendere più eleganti le proprie maniere e migliorare le capacità interpretative, fino all’esordio cinematografico in “White Man” e “Plastic Age”. Esperienze a cui si accompagnano alcuni ingaggi per la prestigiosa platea di Broadway, fra cui indossa le vesti dell’amante della protagonista in “Machinal” e raccoglie numerosi consensi dalla critica.

UNO SGUARDO MAGNETICO – La vita sentimentale non smette però di riservargli sorprese e, una volta divorziato, durante una tournée in Texas conosce la seconda moglie Ria Langham, plurimilionaria e abituata a frequentare i ceti sociali più alti, a sua volta diciassette anni più anziana. Affidatigli inizialmente copioni che lo ritraggono nei panni del cattivo, incluso quello del camionista manesco in “L’angelo bianco” affianco di Barbara Stanwyck, l’irresistibile mix di fascino e simpatia lo dirottano verso i personaggi di irresistibile mascalzone.

LA CONSACRAZIONE – Entrato nell’elenco delle celebrità MGM, gira pellicole di notevole successo quali “The Secret Six”, “Accadde una notte” (commedia per la quale viene decorato dall’Oscar 1935 come miglior attore protagonista), “Gli ammutinati del Bounty” e “San Francisco”. Portato in scena l’affascinante e rude avventuriero Rhett Butler in “Via col vento” è ufficialmente “Il re di Hollywood”. Reduce da una nuova separazione, conduce stavolta sull’altare Carole Lombard, morta tuttavia in un incidente aereo ad appena 33 anni.

LA FINE DEL MITO – La tragica perdita lo convince così a entrare volontario nel corpo dell’aviazione. Al rientro dal conflitto non è più lo stesso e le successive produzioni si rivelano meno proficue commercialmente. Scambiata l’eterna promessa insieme a Lady Sylvia Ashley e Kay Spreckels, quest’ultima le fa ritrovare la felicità perduta, anche se non riesce a conoscere il figlio John Clarke, colto cinquantanovenne da un attacco di cuore il 16 novembre 1960, due giorni dopo il termine delle faticose riprese di “Gli spostati”, girate al solito senza controfigura.

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