16 novembre 1892: inizia il mito di Tazio Nuvolari

16 novembre 1892: inizia il mito di Tazio Nuvolari

1 415

“Dicono che sei un bravo amministratore, ma mi accorgo che non è vero. Dovevi farmi riservare solo il biglietto di andata, perché quando si parte per una corsa bisogna prevedere la possibilità di tornare in un baule di legno”

Il coraggio. Una dote che la possiedono in pochi, forse pochissimi. La classe dei piloti sembra però averne raccolti in larga parte e la battuta lanciata da Tazio Nuvolari a Enzo Ferrari, capo del suo team, sa esserne simbolo del carattere temerario.

GLI ESORDI  – Nato il 16 novembre 1892 a Castel d’Ario, provincia di Mantova, la passione per le corse gli viene inculcata dal padre e dallo zio, valenti ciclisti. Impegnato alla prima guerra mondiale come autiere, e sposata Carolina Perina, tenta inizialmente la strada delle moto, preferite per i minori costi e il maggior numero di gare a disposizione. Il talento non gli manca e l’affermazione di fronte al grande pubblico la ottiene grazie al trionfo nel Gran Premio delle Nazioni sulla fidata Bianchi 350, malgrado l’imbottitura di feltro necessaria in seguito alla rovinosa uscita di pista durante i test Alfa Romeo, alla ricerca del sostituto di Antonio Ascari, deceduto il mese precedente nel G.P. di Francia. Da tutti è ormai riconosciuto come “il campionissimo”.

IL PASSAGGIO ALLE QUATTRO RUOTE – Il fascino per le macchine non si spegne mai e, arrivato decimo alle Mille Miglia, acquista una Bugatti 35 e festeggia i successi al Reale Premio di Roma e al Circuito del Garda. Soddisfazioni che gli trasmettono ancor più fiducia nell’intraprendere la svolta professionale e, costituita la propria squadra (inverno 1927), sale sul gradino più alto del podio al G.P. di Tripoli, prima gioia assoluta su un palcoscenico internazionale.

LA STORIA CON LA ‘ROSSA’ – Il 1930 gli riserva l’approdo alla Scuderia Ferrari, insieme alla quale vince immediatamente tre gare consecutive (sempre con l’Alfa Romeo P2) e nel proseguo il Tourist Trophy sul circuito di Ards, Irlanda del Nord. Comincia così una storia d’amore tra lui e i tifosi italiani, affascinati dalla sua tenacia malgrado una vita privata segnata dalla dolorosa perdita dei suoi due figli, entrambi diciottenni. Fatti infuriare i gerarchi nazisti grazie alla conquista del Gran Premio di Germania 1935, tra le sue invenzioni tecniche vi è la sbandata controllata, ancora oggi utilizzata nel rally, e chiude una carriera strepitosa il 10 aprile 1950 con la vittoria alla Palermo-Monte Pellegrino su una Cisitalia-Abarth 204A. L’11 agosto 1953 muore, sessantenne, colpito da un secondo ictus.

1 COMMENT

Rispondi