“La letteratura ha scoperto da tempo questa dimensione moderna che puntualizza le minime cose, gli stati d’animo considerati troppo comuni. Il cinema ha nella macchina da presa il mezzo più adatto per captarla”

La commedia all’italiana. Un genere che tratteggia, in tutti suoi i controsensi e nell’anima guascona pronta a tutto pur di arrivare a fine giornata, la personalità prevalente dei cittadini di un Paese unico al mondo. Lati caratteriali che pochi hanno saputo descrivere nelle proprie opere in modo così credibile come il maestro Vittorio De Sica.

ARTISTA A TUTTO TONDO – Nato il 7 luglio 1901 a Sora, una cittadina in provincia di Terra di Lavoro (nel 1927 annessa alla provincia di Frosinone), padre funzionario di banca madre casalinga, esordisce appena quindicenne come attore in piccoli spettacoli organizzati a Napoli, dove trascorre l’infanzia, prima di trasferirsi a Roma e conseguire il diploma di ragioniere. Reduce anche da esperienze teatrali, sul grande schermo si afferma soprattutto nei panni di conquistatore galante negli anni ’30 in commedie leggere quali “Gli uomini che mascalzoni!”, in cui lancia la famosa canzone “Parlami d’amore Mariù”, suo cavallo di battaglia.

PADRE DEL NEOREALISMO – Messosi in mostra anche con “Grandi Magazzini”, dietro la macchina da presa muove i primi passi sempre nel decennio e in quello successivo, insieme a Roberto Rossellini, dà vita al movimento cinematografico del neorealismo. “Sciuscià” e “Ladri di biciclette” sono capolavori secondo l’opinione comune e il riconoscimento per entrambi è l’assegnazione dell’Oscar come miglior pellicola straniera. “Miracolo a Milano” e “Umberto D.” rafforzano ancora la sua nomea di geniale regista, carriera che affianca di tanto in tanto a gradevoli prove come interprete (soprattutto in “Pane, amore e fantasia”).

LA FAMA IN AMERICA – Lanciata Sofia Loren in “L’Oro di Napoli”, dirige sempre la splendida attrice in “La Ciociara” (1960), titolo che riceve tutti i principali premi possibili, quali il Nastro d’argento, il David di Donatello, la Palma d’oro e i Premi Oscar per la migliore attrice e il miglior film straniero. Riconoscimenti Hollywoodiani ripetuti in “Matrimonio all’italiana”, che, come il precedente “Ieri, oggi e domani” vanta una splendida intesa fra la Loren e Marcello Mastroianni.

LE ULTIME OPERE – Un’altra statuetta, sempre come miglior produzione straniera, la ottiene “Il giardino dei Finzi-Contini”, storia drammatica della persecuzione di una famiglia ferrarese di origine ebrea nel corso dell’era fascista. “Il Viaggio”, rappresentato nuovamente dall’icona Loren e da Richard Burton, costituisce il saluto al grande pubblico, prima della morte avvenuta il 13 novembre 1974 a causa di un tumore ai polmoni. Lascia tre figli, avuti nei suoi due matrimoni con Giuditta Rissone e Maria Mercader, dalle quali ha avuto Elena, Manuel e il “naturale erede” Christian, che ancora oggi rende omaggio al suo nome.

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