Superata la Seconda Guerra Mondiale fortunatamente gli italiani non hanno più avuto un ruolo così preponderante nei conflitti bellici, ma nonostante ciò esistono luoghi e date della Storia recente che evocati provocano ancora dolore, come la strage di Nassirya.

GLI OBIETTIVI – Nell’ambito delle missioni condotte dagli Stati Uniti, al fine di sottrarre l’Iraq dalle grinfie del dittatore Saddam Hussein, il 15 luglio 2003 comincia la cosiddetta operazione “Antica Babilonia”, autorizzata dalle Nazioni Unite. Chiamati con finalità di peacekeeping (ossia conservazione della pace), i militati italiani prestano collaborazione per vari compiti, fra cui addestrare le forze di sicurezza locali, nonché ripristinare le infrastrutture pubbliche e la riattivazione dei servizi essenziali.

IL COMANDO – La gestione delle azioni viene affidata a un centro fuori da Nassirya, dislocata a sud del Paese e dalla larga maggioranza sciita, soprannominato “White Horse” e distante 7 chilometri dal centro abitato. Due postazioni, Libeccio e Maestrale, vengono occupate a loro volta dai carabinieri e dagli uomini dell’esercito. Un’organizzazione che inizialmente garantisce buoni risultati, senza alcun incidente segnalato nei primi quattro mesi.

L’INIZIO DELLA FINE – Arrivati al mese di ottobre si inizia a ipotizzare che “gli attentati con mezzi esplosivi possono essere incrementati”, a cui segue il 5 novembre il rapporto redatto dall’intelligence riportante che “un gruppo di terroristi di nazionalità siriana e yemenita si è trasferito nella città di Nassiriya”. Il 12 novembre, intorno alle 10.40, un camion-cisterna, ospitante un autista e un uomo armato, attraversa il ponte sull’Eufrate diretto verso la base Maestrale, presidiata dai componenti dell’MSU (Unità specializzata multinazionale).

LA TRAGEDIA – Un percorso che continua fino a sfondare la barra di metallo all’ingresso e, malgrado la guardia riesca a uccidere i due uomini, subito dopo aver passato i gabbioni (definiti hesco bastion) il mezzo esplode a 25 metri dalla palazzina. Un impatto che, coi 150-300 chilogrammi di esplosivi a bordo, sventra non solo il fabbricato, ma danneggia pure la sede Libeccio e la relativa riserva di munizioni. 28 persone perdono la vita, 12 carabinieri, 5 militari, 2 civili (il regista Stefano Rolla, in procinto di girare un documentario, e un cooperante internazionale) e 9 locali (inclusi i due autori del gesto), oltre a centinaia di feriti.